Oggi si parla molto di cannabis light e termini come marijuana legale, o canapa light sono ormai entrati a far parte del vocabolario comune. Trovarla e comprarla non è più un grosso problema come poteva essere fino a qualche anno fa. Nonostante questo la reticenza nei confronti di questo prodotto miracoloso, continua a rimanere forte. Il problema principale è legato soprattutto all’inconsapevolezza e all’ignoranza che ancora persistono ben radicati nella cultura nostrana. Imparare a conoscere la storia, la cultura produttiva e le leggi che regolamentano la cannabis light, può aiutare a capire meglio ogni suo pregio e a dissipare ogni più piccolo dubbio al riguardo. Ed è proprio dalla sua regolamentazione che vogliamo iniziare questo viaggio alla scoperta di un prodotto dalle caratteristiche uniche.

Cannabis Light e legge italiana

In Italia la cannabis light, la sua produzione e commercializzazione, è regolamentata dalla legge n°246/2016. Una norma che, nel corso del tempo e in modo similare a molti altri paesi nel mondo (come ad esempio in California, Oregon, o Colorado) è stata oggetto di ripetute modifiche e accorgimenti.

In origine questa legge venne creata con precisi scopi, legati soprattutto al mercato della coltivazione della marijuana light. Con il passare del tempo però l’inquadramento di un mercato molto ampio e l’evoluzione della commercializzazione di questo prodotto, ha lasciato diverse lacune sotto molti aspetti. Lacune che ancora oggi non trovano risoluzione e compimento.

Tra le finalità relative alla coltivazione della canapa light, la legge dice:

”La presente legge reca norme per il  sostegno  e  la  promozione della coltivazione e della filiera della canapa (Cannabis sativa L.), quale coltura in grado di  contribuire  alla  riduzione  dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del  consumo  dei  suoli  e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché’  come coltura  da  impiegare   quale   possibile   sostituto   di   colture eccedentarie e come coltura da rotazione…”

È chiaro quindi che la norma fa riferimento alla coltivazione della canapa sativa, ma non è molto chiara e specifica per quanto riguarda la sua vendita. Infatti nella legge non è esplicitamente dichiarato che la commercializzazione della marijuana legale è proibita. Anzi, stabilisce che la vendita è legate purché il contenuto di THC non sia superiore alla percentuale di 0,2%. Nella norma si fa riferimento ad una percentuale compresa tra lo 0,2% e lo 0,6%, oltre quella soglia le autorità giudiziarie hanno la possibilità di sequestrare il prodotto al coltivatore/commerciante. Inoltre è stabilito che chi commercia in cannabis light non è penalmente responsabile.

Legge n°246/2016 art 2 e 3

L’articolo 2 della legge n°246/2016 stabilisce la liceità della coltivazione della cannabis light. In questo paragrafo sono elencati prodotti legalmente ricavabili dalla coltivazione di canapa legale:

  • alimenti e cosmetici
  • materiale destinato alla pratica del sovescio;
  • materiale organico destinato ai  lavori  di  bioingegneria  o prodotti utili per la bioedilizia;
  • semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, cippato, oli  o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico;
  • materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati;
  • coltivazioni dedicate alle attività didattiche e dimostrative nonché di ricerca da parte di istituti pubblici o privati;
  • coltivazioni destinate al florovivaismo.

Cannabis Light

Mentre nel successivo sono sanciti gli obblighi del coltivatore. Tra questi spicca l’obbligo di dover acquistare solo sementi certificati a livello europeo e quello di dover conservare le etichette per almeno 12 mesi successivi all’acquisto stesso. Una specifica pensata non solo per favorire le autorità, ma i coltivatori stessi che hanno così modo di tutelarsi qualora dovessero insorgere eventuali future problematiche o riscontrate delle anomalie.

Le autorità che desiderano effettuare dei controlli sulle etichette, sono obbligate a farlo in presenza dei coltivatori stessi. Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, qualora le autorità dovessero riscontrare delle anomali e incoerenze sul contenuto di THC, quindi oltre la soglia prevista dalla legge, hanno il diritto di sequestrare e distruggere le colture.

Gli accordi e la normativa per la Cannabis Terapeutica

Una parentesi a parte merita la cannabis terapeutica. Questa varietà, coltivata e commercializzata in Italia ormai dal 2006, è oggetto di accordi tra il Ministero della Salute e il Ministero della Difesa. La produzione è di esclusivo appannaggio di uno stabilimento chimico farmaceutico militare che si trova nella città di Firenze.

Questa marijuana legale risponde totalmente alle legge stabilite dal Governo, sia per quanto riguarda la produzione, la vendita e anche la somministrazione. La legge ha stabilito che può essere prodotta con le seguenti caratteristiche: THC 5% – 8% e Cbd 7,5% – 12%. Dal 2018 è disponibile anche la versione FM-1 (THC 13,0-20,0% e Cbd <1%). Mentre la vendita è consentita solo alle farmacie e sotto regolare ricetta medica.

La cannabis terapeutica è quindi a tutti gli effetti comparata ad un medicinale, usato per attenuare e/o curare diverse patologie, alcune delle quali anche molto gravi:

  • lesioni del midollo spinale
  • effetti collaterali causati da chemioterapia
  • radioterapia
  • terapie per l’Hiv
  • sclerosi multipla
  • sindrome di Tourette (per la riduzione dei movimenti involontari facciali)
  • impiegata inoltre per stimolare l’appetito in pazienti con disturbi alimentari o affetti da Aids
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